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In PALMO di MANO

Sto­rie bre­vi quel­le del Nobel Kawa­ba­ta Yasu­na­ri, sto­rie leg­ger­men­te sfocate
per usa­re un lin­guag­gio foto­gra­fi­co
che sti­mo­la­no sen­ti­men­ti, non pro­pon­go­no comprensione;
che pri­vi­le­gia­no l’im­pat­to sen­so­ria­le del­le cose
impron­ta cer­ta del­la cate­na di lut­ti fami­lia­ri subi­ti dal­l’au­to­re fino ai quin­di­ci anni.

Una scrit­tu­ra che sco­pre sen­za dire, evo­ca e sug­ge­ri­sce, tra­sfor­ma e svela;
una let­tu­ra d’al­tron­de che richie­de gran­de, gran­dis­si­ma concentrazione.
I “Rac­con­ti” così bre­vi da sta­re “in un pal­mo di mano”
copro­no 50 anni di vita come un album di ricordi,
bra­ci sot­to la cene­re, tra 1920 al 1970.  (a.m. III’25)

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     LA FOTOGRAFIA – Dire «un brut­to» è da male­du­ca­ti ma non c’è dub­bio che era sta­to per con­se­guen­za di que­sta sua brut­tez­za se era diven­ta­to poe­ta. Mi rac­con­ta­va il poeta:
«Io le foto­gra­fie le dete­sto, … Le ulti­me le ho fat­te quat­tro o cin­que anni fa insie­me con la mia ragaz­za per l’an­ni­ver­sa­rio del fidan­za­men­to. Lei per me è una fidan­za­ta impor­tan­te. … E cer­to oggi quel­le foto­gra­fie sono tra i miei ricor­di più belli.
Senon­chè l’an­no scor­so un cer­ta rivi­sta mi ha pro­po­sto di pub­bli­ca­re una mia foto. Da una dove ero con la ia fidan­za­ta e sua sorel­la mi sono rita­glia­to via, io solo, e spe­di­to alla rivi­sta. Di recen­te anche un quo­ti­dia­no è venu­to a pren­de­re una mia foto­gra­fia. Cer­to che ci ho pen­sa­to un po’ su, però alla fine ne ho taglia­ta a metà una dove sta­vo con la mia fidan­za­ta e l’ho con­se­gna­ta al gior­na­li­sta. Ave­vo espli­ci­ta­men­te espres­so il desi­de­rio che mi venis­se resti­tui­ta sen­za fal­lo, inve­ce a quan­to pare non mi ver­rà resa affat­to. Ma lascia­mo perdere.
Si, lascia­mo pure per­de­re. Ma rima­ne il fat­to che guar­da­re quel­la mez­za foto, la foto dove ormai era solo la mia fidan­za­ta è sta­ta una vera rive­la­zio­ne per me. Che fos­se la stes­sa ragaz­za? Mi per­met­to di far­ti nota­re che la fidan­za­ta del­le foto è dav­ve­ro dol­ce, dav­ve­ro bel­la. Anche per­chè a quel­l’e­po­ca ha dicias­set­te anni. Ed è inna­mo­ra­ta.  Eppu­re guar­dan­do­la da sola nel rita­glio di foto che mi era rima­sto, dopo che ne ero sta­to rimos­so io, mi è venu­to da pen­sa­re – ci cre­de­re­sti? – ch’e­ra una ragaz­za così bana­le. E dire che fino ad un secon­do pri­ma, nel­la stes­sa foto­gra­fia m’e­ra sem­bra­ta tan­to bel­la. É sta­to un len­to e dolo­ro­so risve­glio da un sogno di lun­ghi anni. Il teso­ro che tene­vo tan­to caro è fini­to in fran­tu­mi così.
For­se… – e il poe­ta abbas­sò ancor più la voce – se ora guar­da la mia foto sul gior­na­le pure lei di sicu­ro pen­se­rà: “Sono sta­ta stu­pi­da ad ama­re, sep­pur per poco, un uomo del gene­re”. E que­sto è tutto.
Però met­tia­mo, con­get­tu­ro io, met­tia­mo che la foto di noi due venis­se pub­bli­ca­ta dal quo­ti­dia­no così com’e­ra, uno a fian­co all’al­tro. For­se lei, da chis­sà dove, sareb­be tor­na­ta da me dicen­do­si: “Ah, non mi ero accor­ta che fos­se così…”».

 

red_jap – archi­vio a.m. 2015

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Kawa­ba­ta Yasu­na­ri – RACCONTI IN UN PALMO DI MANO
Let­te­ra­tu­ra Uni­ver­sa­le Mar­si­lio 1990  •  pgg. 70–1 – trad. Ornel­la Civardi

Pubblicato in IDENTITÁ